Giornata della memoria, racconti per i “nuovi testimoni”

 

Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di Ebrei vennero sistematicamente uccisi dai nazisti del Terzo Reich con l’obiettivo di creare un mondo più ‘puro’ e ‘pulito’. Non era la prima volta nella Storia che si procedeva a una repressione così dura e a un’eliminazione così forzata. Ma era la prima volta che un’operazione di “pulizia etnica” avveniva in modo così programmato, sistematico.

Ad una prima discriminazione fece seguito la ghettizzazione e quindi la deportazione in campi di concentramento: Auschwitz, Treblinka, Dachau, Bergen Belsen, Mauthausen, solo per citare i campi più conosciuti. Qui giungevano ogni giorno convogli carichi di persone che, dopo la selezione iniziale, venivano mandate direttamente alla morte, oppure ai lavori forzati o utilizzati per esperimenti pseudo-scientifici. Tra le vittime vi erano anche zingari, omosessuali, oppositori politici e/o religiosi.
L’Italia nel 1938 emanò le leggi razziali che miravano ad escludere gli Ebrei dalle scuole, dalle professioni, dalla vita socio-culturale dell’epoca ma nel 1943 iniziarono le deportazioni.

“Far conoscere ai giovani la tragedia che si è consumata nei campi di sterminio significa attualizzarne il senso, esortarli a riflettere sul continuo pericolo di un possibile ritorno di quei sentimenti che hanno portato allo sterminio ebraico.”  Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini

Questa pagina della nostra Storia così ricca di eventi, per quanto drammatici, richiedeva dei tempi lunghi e delle riflessioni approfondite, nasce così il Laboratorio “dedicato” all’Olocausto della scuola media di Ronco Briantino.   Dopo mesi di lavoro, i ragazzi hanno prodotto una serata evento “a ricordo di tutti coloro che sono morti o hanno sofferto a causa della cecità umana”.

Il 27 gennaio dalle 18.00 presso la Chiesa Vecchia, scelta quale luogo della Memoria del Paese, si è svolta la serata organizzata dai ragazzi, una serata diversa dal solito: in scaletta diversi interventi tenuti dalle autorità e dai ragazzi, proiezione di video realizzati a scuola,  saggio musicale; una serata aperta, dove il pubblico era libero di entrare e uscire, secondo il proprio interesse, senza disturbare e attenendosi alle regole della serata, l’unica richiesta fatta dai ragazzi era quella che gli ospiti diventassero “nuovo testimone” di una tragedia non  ancora esaurita.