Allevamento dei bachi, telai e ferri per stirare

CONTINUIAMO le nostre spigolature tra gli oggetti raccolti nel Museo Agricolo Comunale: si tratta complessivamente di oltre quattrocento preziose testimonianze del passato.
Lattiere_bachiseta“TAVULA DI CAVALÈ”: LETTIERA PER I BACHI DA SETA (foto 1) Questa nella foto è appesa alla parete per mostrarla al meglio ai visitatori del Museo.
Tra l’altro si vedono anche un grande rastrello e dei mazzi di cipolle. Torniamo ai bachi da seta: all’interno del museo è ben visibile il “castello”, con quattro o cinque piani di lettiere. Nei decenni scorsi, l’allevamento dei bachi da seta era molto diffuso nelle case dei nostri contadini; l’alimento per i bachi erano le foglie dei gelsi. L’odore dei bachi, specie nei mesi estivi, era insopportabile e non di rado, invece di dormire nella camera da letto, che solitamente era sopra la cucina, si andava a dormire sul cascinale. I gelsi erano molto diffusi nelle nostre terre, sia per le foglie per i bachi, sia per la legna per il camino o per la stufa. Non solo, ma producevano delle dolcissime “more”… C’erano poi anche le “bianche”, che i ragazzi rubavano volentieri arrampicandosi furtivamente sugli alberi. Per saperne di più sul tema, si può andare a leggere il libro: “Ronco Briantino”, edito nel 1985.
L’”ASPA” (foto 2 e 3) C’era in tutte le case. Le nostre casalinghe la usavano spesso quando si bagnava il filo di lana, per poi lavorarlo con i ferri per fare comodi e deliziosi pezzi di abbigliamento invernale o per calde ed originali coperte per i bei letti delle camere di un’epoca semplice, ma straordinaria e da riscoprire. Bene, il filo di lana, dopo averlo bagnato, lo si avvolgeva su questo semplice attrezzo, che evitava l’ingarbugliamento della lana stessa; questa, una volta asciugata, veniva arrotolata in gomitoli. Anche questo passaggio aveva una sua arte: non di rado i bambini si divertivano a tentare di fare il gomitolo, per imparare, ma spesso sfuggiva dalle manine e lo scappellotto non tardava ad arrivare…
minitelaioUN MINITELAIO (foto 4) Serviva per bloccare il pezzo di tessuto da lavorare, per fare la frangia o per rendere più belli i bordi dell’asciugamano, di una tovaglia o di una tenda. Alle nostre massaie la fantasia non mancava di certo. E anche la civetteria nell’essere più in gamba della vicina non faceva difetto.
ferri_stiroDIVERSI “FERRI PER STIRÀ” (foto 5) Prima dell’arrivo di quello scaldato con l’energia elettrica. I tre tipi sulla destra sono quelli che si appoggiavano sul piano della stufa accesa, così che si riscaldassero. Ogni massaia ne aveva almeno due, perché, dopo aver scaldato il primo per poi procedere alla stiratura, appoggiava l’altro sulla stufa, così che nel frattempo si riscaldava il secondo, e così di seguito, alternando l’uno e l’altro. I due sulla sinistra, uno con il coperchio chiuso e l’altro aperto, erano già più moderni: si metteva dentro la carbonella accesa, che scaldava quindi il piano di appoggio al capo da stirare. Ma qui occorreva più attenzione, perchè non di rado, si riempiva troppo oppure la cenere che si produceva all’interno fuoriusciva e macchiava il capo stesso. Quello centrale, più grande, serviva per i capi più pesanti: paletò, coperte, tabarro, eccetera…
macchina_cucire“LA MACHINA DE CUSÈ” (foto 6) La macchina per cucire. Nota: abitualmente oggi si usa dire: macchina “da” cucire, come macchina “da” scrivere. Quel “da” è usato impropriamente. Si deve usare il “per” cucire, “per” scrivere. Questi strumenti non sono né da cucire, né da scrivere. Torniamo alla macchina per cucire. In mancanza dell’energia elettrica, serviva il pedale in basso, collegato ad una puleggia con la gola dalla cinghia di cuoio, che trasmetteva il senso rotatorio della macchina stessa: il movimento in verticale per l’ago e in orizzontale per il piano dentato posto alla base. La spoletta di filo sopra e la navetta di filo sotto, in modo perfettamente coordinato univano i pezzi di tessuto, guidati sapientemente dalla massaia o dalla sarta di professione. Poi arrivò la macchina che faceva anche la cucitura a zig-zag, poi la “taglia-cuci”; ai nostri giorni la tecnologia e l’inventiva non ci risparmiano utilissime e comode sorprese quotidiane.

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